I Sacramenti



Il sacramento è un rito visibile cristiano che, secondo i credenti, mette in contatto Dio con l'uomo: tramite segni esteriori la grazia di Dio raggiunge l'uomo. Il termine è la traduzione del latino sacramentum e corrisponde al greco mysterion.


Nei primi secoli del cristianesimo con "sacramento" si indicava tutto l'insieme dei gesti sacri, successivamente il significato e il numero dei sacramenti si è andato definendo ed è molto diverso nelle varie confessioni cristiane.

Per esempio troviamo questo uso in Sant'Agostino. In questo senso Agostino dice che la Chiesa vive molti sacramenti, e mette nell'elenco l'acqua benedetta, le nozze, l'Eucaristia, le esequie, ecc. ecc.

In alcuni casi il termine "sacramento" viene utilizzato in locuzioni astratte per indicare l'opera di Dio attraverso gli uomini: per esempio "sacramento di salvezza", "sacramento di unità", ecc. ecc.


La Chiesa Cattolica dà il nome di sacramenti a sette riti sacri, certa del fatto che attraverso di essi Cristo Risorto si fa presente, si manifesta e agisce nella storia degli uomini per conformarli sempre più a sé, in particolare per renderli capaci di riprodurre nella loro vita il suo mistero Pasquale di passione, morte e resurrezione.

Dopo l'anno mille, con lo sviluppo della Scolastica nella Chiesa latina, si è limitato il significato della parola in quei segni sacri che erano riconosciuti come voluti da Cristo con una efficacia loro propria. Così i sacramenti, in questa nuova accezione, si sono ridotti a sette, e il loro numero è stato confermato dal Concilio di Trento.


Battesimo
Eucaristia
Penitenza
Confermazione
Matrimonio
Ordine Sacro
Unzione degli infermi



Dal punto di vista della classificazione, si parla di:

- Sacramenti della iniziazione cristiana: Battesimo, Cresima, Eucaristia. Sono detti così perché costituiscono l'iniziazione alla vita di fede e di chiesa di coloro che credono in Cristo
- Sacramenti di guarigione: Penitenza (guarigione interiore, perdono dei peccati), Unzione dei Malati (per la guarigione fisica e spirituale) .
- Sacramenti della edificazione della Chiesa: Ordine Sacerdotale (guida pastorale della comunità cristiana) e Matrimonio (edificazione della piccola chiesa domestica che è la famiglia)


In tempi recenti la Chiesa Cattolica ha riflettuto molto sulle varie maniere di portare avanti la pastorale. Si è resa conto di aver lavorato molto sulla "sacramentalizzazione" dei fedeli, senza lavorare con uguale impegno sulla evangelizzazione. Comunemente si ritiene oggi che una pastorale matura debba unire evangelizzazione e sacramenti, in una sintesi pastorale matura, dove all'annuncio del kerigma seguono itinerari ben definiti di catechesi, che portino a sentire l'esigenza e a chiedere i sacramenti. Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice, citando il Concilio Vaticano II (costituzione Dei Verbum sulla Divina Liturgia), che i sacramenti, e l'Eucarestia in particolare, sono la "fonte e il vertice di tutta la vita cristiana".


La Chiesa ortodossa e le Chiese orientali antiche riconoscono gli stessi sette sacramenti della Chiesa cattolica, ma li definiscono "misteri" preferendo non utilizzare il termine "sacramento", inoltre preferiscono non "catalogare" i misteri in un numero ben definito, mantenendo la definizione di Agostino d'Ippona.


Nel Protestantesimo viene ridiscussa la natura dei sacramenti, e generalmente vengono considerati tali solo quelli di cui il Nuovo Testamento riporta un comando esplicito da parte di Gesù, cioè il battesimo, l'eucarestia e parzialmente la confessione. Gli altri segni vengono considerati riti ecclesiastici.




IL SACRAMENTO DEL BATTESIMO


Dottrina e prassi battesimale delle chiese cristiane attuali.
Cattolici, e ortodossi credono nella cosiddetta "rigenerazione battesimale", cioè che coloro che si battezzano per la salvezza credendo in Cristo morto e risuscitato sono liberati dal peccato e rigenerati come figli di Dio; entrano a far parte della rispettiva Chiesa, che è la comunità dei credenti in Cristo. Non così i protestanti che considerano il battesimo solo come un segno esteriore indicante la rigenerazione che è avvenuta o che avverrà nel credente consapevole.

Quasi tutte le chiese cristiane praticano il battesimo dei bambini (oltre, ovviamente, quello degli adulti convertiti), con l'eccezione di alcune denominazioni protestanti come i Battisti, i Testimoni di Geova ed i pentecostali che battezzano unicamente adulti, che sostengono che in tale prassi battesimale si pone maggiormente l'accento sulla scelta personale e consapevole del credente.

Il battesimo degli adulti si effettua per immersione, cioè immergendo nell'acqua il candidato, oppure, nel caso del battesimo dei bambini, per infusione, cioè versando acqua sulla testa del candidato. Il gesto dell'acqua è accompagnato nel rito dalle parole: "N., io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo", ma molte realtà religise come appunto i pentecotali battezzano nel nome di Gesù.

Gli episodi battesimali riportati nel testo biblico (e qui citati) riguardano persone in età adulta. Tuttavia esistono vari passi del Nuovo Testamento dove ci si riferisce al battesimo di adulti insieme con tutta la loro famiglia, includendo cioè anche i bambini.

Le comunità che sostengono l'esigenza di un battesimo in età adulta affermano il ritorno alla tradizione evangelica e il fatto che l'appartenenza alla comunità cristiana deve essere una scelta libera e consapevole dell'individuo e non dei genitori, scelta impossibile in tenera età.

I candidati adulti al battesimo si dicono catecumeni.

Nel caso del battesimo dei bambini, i candidati designano o ricevono la designazione di uno o due padrini (o madrine): questi hanno la funzione di accompagnare i primi passi del nuovo battezzato, e soprattutto per i bambini piccoli, di aiutare i genitori nell'educazione cristiana del battezzato.


La preparazione al battesimo nella chiesa dei primi secoli.
Che il battesimo cristiano richiedesse intendimento della Parola di Dio e una ragionata decisione di presentarsi per fare la rivelata volontà di Dio fu evidente alla Pentecoste del 33 E.V., quando gli ebrei e i proseliti radunati, che avevano già conoscenza delle Scritture Ebraiche, sentirono Pietro parlare di Gesù il Messia, col risultato che 3.000 di loro "accolsero di cuore la sua parola" e "furono battezzati". (2,41);(3,19). Successivamente Pietro proclamndo la buona notizia a Cornelio spiegò che ‘l'uomo che teme Dio e opera giustizia gli è accetto’ (10,35). Tutto ciò è in armonia col comando di Gesù: "Fate discepoli . . . insegnando loro ad osservare tutte le cose che vi ho comandato". Coloro che accettano l'insegnamento e diventano discepoli possono giustamente essere battezzati.


Perché Gesù si fa battezzare?
Nella predicazione apostolica il battesimo ricevuto da Gesù contrastava con l'annuncio della sua condizione divina. Lo stesso vangelo secondo Matteo (3,14) è testimone di questo, e rileva che Giovanni domandò a Gesù spiegazione del fatto. La risposta di Gesù: "Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia". Gesù si "converte" alla volontà del Padre, riceve in modo stabile lo Spirito Santo e inizia la sua missione di Messia d'Israele. Il gesto di ricevere il battesimo da Giovanni il battista è interpretata, inoltre, dalle chiese cristiane alla luce della teologia dell'abbassamento: il Figlio di Dio ha voluto farsi uomo e condividere l'esperienza della morte, e di una morte ignominiosa, per liberare l'umanità dalla schiavitù del peccato. Dunque il Figlio di Dio doveva fin dal principio della sua missione farsi uno con i peccatori, e ricevere così il battesimo di Giovanni.

Questa spiegazione evangelica è stata ampliata dalla teologia dei vari secoli:

Gesù avrebbe in tal modo voluto istituire il sacramento del battesimo. Non era Gesù ad essere purificato dall'acqua del fiume ma era Gesù che col suo corpo purificava le acque (San Tommaso d'Aquino).


Il battesimo amministrato da Gesù.
In Giovanni troviamo che Gesù battezzava (3,22), e anche più di Giovanni (4,1), anche se non era lui in persona che battezzava, ma i suoi discepoli (4,2).

Matteo riporta poi che Gesù risuscitato invia i suoi discepoli a predicare in tutto il mondo, dicendo loro:

Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. (28,19-20)



IL SACRAMENTO DELL'EUCARISTIA


Per i cristiani Eucaristia o Eucarestia è il sacramento istituito da Gesù nell'imminenza della sua morte, durante l'Ultima Cena. Il termine deriva dal greco e significa: rendimento di grazie. Il Nuovo Testamento narra l'istituzione dell'Eucaristia in quattro fonti: Matteo 26,26-28; Marco 14,22-24; Luca 22,19-20; 1Corinzi 11,23-25.

Gesù, nell'Ultima Cena, distribuì ai suoi discepoli il pane ed il vino come suo corpo e suo sangue, perché mangiandolo e bevendolo tutti facessero "memoria" di lui. La Chiesa dunque, fin dalla sua origine, celebra l'atto sacramentale dell'Eucaristia come uno degli impegni lasciatigli da Gesù stesso, suo Dio salvatore e fondatore. L'Eucaristia è l'azione sacrificale-conviviale nella quale il popolo dei fedeli entra in comunione con Dio e pregusta i suoi beni.

I cristiani protestanti usano chiamarla col nome di Santa Cena o Cena del Signore.


Significato dell'Eucaristia nella Chiesa cattolica
Preparazione dell'Eucaristia cattolicaFin dall'origine la riflessione dei cristiani sull'Eucaristia ha conosciuto grande ricchezza dottrinale.

L'Eucaristia è strettamente collegata con la Pasqua, con la morte e risurrezione di Gesù. Il fatto fondamentale che collega i due avvenimenti è l'ultima Cena: fondante l'eucaristia e annunciante la Pasqua. Cristo celebra la pasqua ebraica, ma le dona un nuovo significato. L'antica alleanza tra il popolo di Israele e Dio sul monte Sinai fu suggellata con il sangue di un sacrificio; così anche la nuova e definitiva alleanza del nuovo Israele è suggellata dal sacrificio di Cristo, vero Agnello che "toglie il peccato del mondo", che "riconcilia l'umanità col suo creatore". Nella cena pasquale ebraica, consistente in azzimi ed erbe amare, si assisteva al ricordo della liberazione dall'Egitto e degli eventi dell'esodo stesso. Nella cena pasquale cristiana - l'Eucaristia appunto - si assiste al ripresentarsi vivo e vero della passione morte del Figlio di Dio, che libera del peccato e "riconcilia nel suo amore il mondo intero". Perciò Gesù dice: "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue": si tratta della nuova Pasqua dell'Agnello.

L'apostolo san Paolo scrive: "Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice voi annunziate la morte del Signore finché egli venga". È necessario soffermarsi in modo particolare sulla comprensione dell'eucaristia come memoriale (anamnesi): questo termine nel contesto biblico - quindi con il termine ebraico "zikkaron" - indica azioni rituali riferite ad un evento (salvifico) passato in grado tuttavia di attualizzarlo, rendendolo presente ai celebranti nelle sue stesse dimensioni salvifiche, e proiettandolo anche verso il futuro.

E nella concezione memoriale le confessioni cristiane trovano consenso nell'affermazione: "L'eucaristia è il memoriale di Gesù crocifisso e risorto, cioè il segno vivo ed efficace del suo sacrificio, compiuto una volta per tutte sulla croce e ancora operante in favore di tutta l'umanità" (Battesimo, eucaristia, ministero, documento ecumenico di Lima, 1982).

La consacrazione dell'eucaristia durante la MessaL'intero complesso della celebrazione eucaristica (e dunque liturgia della parola e liturgia eucaristica) è il memoriale di tutto il mistero di Gesù, centrato nella sua morte e risurrezione; la preghiera eucaristica è, in modo particolare, pervasa dal tema del memoriale.

Secondo la chiesa cattolica, nelle specie consacrate del pane e del vino, dette anche Santissimo Sacramento dell'Altare, vi è la presenza reale di Cristo stesso, in corpo, sangue, anima e divinità. La continua riattualizzazione di questo grande mistero avviene mediante l'azione dello Spirito Santo. Per i cristiani cattolici e ortodossi la stessa Messa è effettivamente la rinnovazione dell'ultima Cena (ovvero "la sua continuazione in una Comunione di Santi che unisce i presenti alla Messa a chi è morto cristianamente prima di loro"). Il sacerdote che celebra l'Eucaristia, agendo in Persona Christi, invoca la potenza dello Spirito Santo. Secondo la chiesa cattolica, avviene così la transustanziazione, ovvero il cambiamento "oltre la sostanza" (trans-substantia) del pane e del vino in corpo e del sangue di Cristo. Per i cristiani ogni Eucaristia, in quanto memoriale dell'evento sacrificale di Cristo, è sacrificio in modo attuale: la Chiesa lo considera dono del Signore e ne fa il suo sacrificio. Per questo invita i fedeli ad offrire se stessi a Dio in ubbidienza e devozione, perché - come ancora Paolo scrive - "chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini sé stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna". In quanto comunione alla Cena del Signore, nell'Eucaristia i fedeli trovano il fondamento, la fonte ed il vincolo dell'unione fra loro e con Cristo.

Nel I secolo d.C.. la celebrazione dell'Eucaristia era molto semplice: si trattava di una commemorazione dell’ultima cena e della frazione del Pane tra i fratelli. Era celebrata nei giorni di domenica durante le riunioni dei primi cristiani, così come ci testimoniano gli scritti di san Giustino. Per molte confessioni cristiane evangeliche la commemorazione dell'ultima cena avviene ancora con queste modalità.

Celebrazione della Cena del Signore in una chiesa protestanteAnche per le confessioni protestanti l'Eucaristia è un sacramento. Ma non tutte sono d'accordo sulla presenza materiale di Cristo nell'Eucaristia, vi è dissenso sulle modalità di essa: la trasformazione del pane e del vino è ritenuta solo spirituale o simbolica. Per i Luterani il pane rimane pane e il vino rimane vino, ma Cristo è presente insieme al pane e a vino. Questa è la dottrina della consustanziazione: ciò fu affermato anche per legge dal Parlamento inglese, che approvò nel 1673 il Test Act, l’editto con cui viene dichiarata illegittima l’Eucarestia Cattolica e la Transustanziazione.

Per i calvinisti e gli evangelici pentecostali invece, la presenza di Gesù è solo simbolica, in forza dello Spirito presente nella comunità riunita. La Santa Cena è dunque solo un memoriale, in quanto Cristo dimora già nei credenti per la fede.


La Celebrazione Eucaristica cattolica.
La Celebrazione Eucaristica è costituita da due parti, la Liturgia della Parola e la Liturgia eucaristica; esse sono così strettamente congiunte tra loro da formare un unico atto di culto. Nella Messa, infatti, viene imbandita tanto la "mensa della parola di Dio" quanto la "mensa del Corpo di Cristo", e i fedeli ne ricevono istruzione e ristoro. Ci sono inoltre alcuni riti che iniziano e altri che concludono la celebrazione perché l'Eucaristia è il centro e culmine della vita cristiana.


L'Eucaristia nella Messa cattolica - Cristo nell'Eucaristia, nella Parola e nell'assemblea.
L'eucaristia è celebrata da un ministro ordinato (sacerdote), all'interno della Santa Messa: essa consiste nel complesso della liturgia della parola e della liturgia eucaristica, aperto dai riti di ingresso e chiuso nei riti di conclusione.

Processione con il Santissimo Sacramento dei cattolici in PoloniaIl Concilio Vaticano II insegna che si può vedere la presenza del Signore nell'assemblea riunita nel suo nome, nel sacerdote che celebra in persona Christi, nella Bibbia proclamata "giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la Scrittura", nel sacrificio della Messa "essendo egli stesso che, offrendosi una volta sulla croce, offre ancora sé stesso tramite il ministero dei sacerdoti, soprattutto nelle specie eucaristiche" (Sacrosanctum Concilium).

Per questa strada passa il riavvicinamento relativo fra cattolicesimo e protestantesimo: questo infatti aveva contestato le posizioni della Chiesa cattolica che poneva particolare attenzione alla presenza reale del Signore nel pane e nel vino eucaristici; nel documento ecumenico Battesimo, eucaristia, ministero leggiamo: "È in virtù della parola vivente di Cristo e per la potenza dello Spirito che il pane e il vino diventano i segni sacramentali del corpo e del sangue di Cristo. Essi rimangono tali in vista della comunione".

La Chiesa cattolica e quella ortodossa affermano che la presenza reale di Cristo nelle specie eucaristiche permane sino alla loro consumazione: perciò il Santissimo Sacramento è conserva nei tabernacoli (o cibori) per essere adorato, ma anche e soprattutto come riserva per la comunione ai malati e ai moribondi (in questo caso si usa il termine di "Viatico").

Nella Chiesa cattolica esistono specifici riti per l'adorazione eucaristica. Il "Corpo di Cristo" viene esposto nell'ostensorio all'adorazione dei fedeli. Il sacerdote può anche impartire la Benedizione Eucaristica ai fedeli con il Pane cosacrato, solitamente conclusione del rito di adorazione.

La Chiesa celebra ogni giorno l'Eucaristia, ma in modo particolare essa è solennizzata nel giorno della sua istituzione, il giovedì santo, nella messa in coena Domini. Tuttavia, non potendo esternare tutta la solennità in quel giorno della Settimana Santa (che, come tale, esige un contesto di sobrietà), la festa è rimandata al giovedì della prima settimana dopo Pentecoste: si tratta della Solennità del Corpo e Sangue di Cristo, detta anche del Corpus Domini. Nella maggior parte delle nazioni cattoliche, tuttavia, tale festività di precetto è rimandata alla domenica successiva (seconda dopo Pentecoste).


Il pane del cammino.
Giovanni riporta le parole di Gesù: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna, ed io lo risusciterò nell'ultimo giorno" e "dimora in me e io in lui" (Gv 6,54-56). L'eucaristia è dunque pegno d'immortalità, e sacramento di comunione con il Cristo.

Secondo la Chiesa cattolica, in ogni Eucaristia si rinnova il sacrificio di Cristo per il mondo, nuova alleanza di Dio con l'uomo: il Signore dà nuovo nutrimento all'uomo e nuova forza alla Chiesa perché gli siano fedeli testimoni nelle vie del mondo, pronti a seguire con la propria vita la sua vita, donata nel servizio a tutti. Per questo la Chiesa invita i cristiani a partecipare alla Messa ogni domenica e di accostarsi alla comunione sacramentale almeno a Pasqua: la completa partecipazione all'eucaristia non può tralasciare questo suo fondamento che è proprio la comunione al corpo di Cristo, lasciata da Cristo stesso ai cristiani, anche come responsabilità.



IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA


La Confessione oggi per i cattolici.
Con i Concili Ecumenici Vaticano I e Vaticano II, la Chiesa arriva a dare una visione organica del rapporto tra peccato, pentimento, penitenza, riparazione e conversione, partendo dalle numerose basi teologiche che ne avevano accompagnato il lungo cammino storico.
Con l'esortazione apostolica post-sinodale Reconciliatio et paenitentia, del 2 dicembre 1984, papa Giovanni Paolo II ricorda la corretta prassi del sacramento e condanna gli abusi circa la cosiddetta "confessione comunitaria" come mezzo ordinario per confessarsi.

Oggi la religione cattolica definisce il Sacramento della Confessione anche come Sacramento della Penitenza, Sacramento della Conversione e Sacramento del Perdono.

Ognuno dei diversi appellativi fa riferimento alle condizioni che lo rendono possibile (Pentimento, Confessione) o alle sue conseguenze (Perdono, Conversione).

« Quelli che si accostano al sacramento della Penitenza ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui e insieme si riconciliano con la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato e che coopera alla loro conversione con la carità, l'esempio e la preghiera. »

Va tenuto conto del fatto che poiché il perdono è di Dio e il sacerdote è solo il Suo tramite umano, questo è impegnato a mantenere il più totale e assoluto segreto su tutto quanto abbia appreso sotto Confessione, quali che siano gli accadimenti esterni. Questo viene detto "Sigillo Sacramentale", perché ciò che si è appreso viene sigillato dal Sacramento stesso. La Confessione è sempre privata tra il sacerdote e la persona, a meno che un gruppo di persone non sia in imminente pericolo di vita o non si verifichino altri casi eccezionali, dei quali deve decidere il vescovo.


Pentimento, Confessione, Cambiamento.
La Confessione è il momento necessario di un iter più complesso di cambiamento della persona e del suo modo di vedere e agire, cambiamento definito conversione. Secondo il Concilio Ecumenico Vaticano II, tale cambiamento pur appartenendo strettamente al singolo individuo, non va vissuto in modo egoisticamente individualistico, ma come cammino di riunione e di comunione della comunità, della Chiesa stessa.

Possiamo dire che questo iter si articola in 4 fasi:

Pentimento o Contrizione: Il fedele deve anzitutto pentirsi sinceramente del male che ha compiuto riconoscendolo come tale e riconoscendo la sua debolezza o ingenuità o superficialità nell'avere seguito la scelta sbagliata. Questo pentimento affonda le sue radici nell'ascolto della Parola di Dio.
Se si pente conscio di avere offeso Dio, amandolo sopra ogni cosa sta provando una Contrizione perfetta, che da sé cancella ogni peccato veniale o mortale purché vi sia la ferma intenzione di suggellare questo momento di Grazia con il Sacramento della Confessione. In altre parole se il peccatore, folgorato dall'illuminazione Divina, si rende conto della bontà di Dio e del fatto di averla offesa e si pente, si può ritenere che se dovesse morire in quel momento sarebbe salvato per effetto della Misericordia Divina e non avendo potuto ricorrere alla Confessione pur avendolo voluto.

Se il pentimento viene dalla paura delle conseguenze del peccato (la dannazione eterna, il castigo Divino, lo scandalo sociale, ecc) si ha una Contrizione imperfetta o Contrizione da timore o Attrizione, che rappresenta l'inizio di un cammino di conversione che richiederà l'assidua frequentazione dei sacramenti per giungere a termine.

Esame di Coscienza: è l'atto di riflessione in cui il fedele pentito si interroga per comprendere se ha sbagliato, dove, come. In tal modo rivede i principi della Fede e del corretto comportamento che sarà chiamato ad onorare. Questa analisi morale può essere facilitata confrontandosi con un sacerdote che ci aiuta a comprendere pesi e gravità delle diverse azioni.
Confessione: Deve quindi ricevere la Confessione dove dichiarerà, con l'aiuto del sacerdote, tutti i peccati che in sincerità ricorda e le circostanze in cui li ha compiuti. In tal modo il sacerdote potrà dirigere meglio la persona sapendo quanta sia stata la sua reale responsabilità e quanta parte possa avere avuto l'inesperienza, le pressioni sociali o di gruppo, la debolezza fisica e psicologica, e quant'altro.
Il fedele prometterà di non voler peccare di nuovo e chiederà a Dio la forza per resistere alle tentazioni future.

Riceverà quindi "il perdono (di Dio) e la pace", i suoi peccati saranno stati perdonati e sarà riconciliato con Dio, con la Chiesa, con i suoi fratelli e, non ultimo, con sé stesso.
È fatto assoluto obbligo di confessare i Peccati Gravi o Mortali, ed è vivamente consigliato confessare anche quelli meno gravi, detti peccati veniali.
Alla Confessione viene attribuito un profondo valore educativo poiché in essa la persona viene perdonata da un Dio misericordioso e impara ad usare misericordia, come Lui.
Viene accolta dalla Chiesa e impara ad accogliere i suoi fratelli.
Viene guidata e istruita e impara a non trascurare l'insegnamento e l'apprendimento delle cose dell'anima.
Riceve il Perdono e la Pace e impara a perdonare e non coltivare un atteggiamento ostile, crudele o anche solo inutilmente polemico, costruendo e difendendo una vera pace quotidiana e la concordia fraterna che lo lega agli altri uomini.
La Chiesa cattolica chiede a tutti i suoi fedeli che abbiano raggiunto l'età della discrezione di confessarsi almeno una volta all'anno per poter ricevere la Comunione almeno nel giorno di Pasqua.

Soddisfazione: la Confessione implica un cambiamento di visione e di vita. Il primo passo necessario per compierlo è riparare alle offese che si sono fatte, come restituire la refurtiva per un ladro o riabilitare un calunniato per un maldicente. La semplice giustizia umana lo prevede. Quella divina richiede anche "opere degne della conversione" quali la preghiera, le opere di misericordia, il sopportare serenamente le offese e i dolori della vita, il servizio verso il prossimo, ecc.
Il fedele che ha ricevuto la Confessione è riconciliato con Dio e può fare la Comunione o ricevere altri sacramenti, il che sancisce il suo ritorno nella comunità cristiana, che ha il dovere di accoglierlo come un fratello. Il cristiano che fa ritorno alla Mensa del Signore deve prendere l'insostituibile abitudine di accostarsi ad essa frequentemente, consapevole che questo è il fulcro della salvezza e la fonte della forza morale e spirituale che lo renderà capace di non peccare ancora.
Può ottenere Indulgenza della Pena Temporale secondo le disposizioni della Chiesa, o compiendo opere meritorie secondo l'esempio, l'insegnamento e le intenzioni della Chiesa stessa.

Il risultato di questo Iter deve essere, nel tempo, un uomo nuovo, rinnovato e fortificato dal legame stretto che si costruisce tra Dio, la Chiesa, la persona, i suoi fratelli e che non deve mancare di riflettersi con grande coerenza nel contesto quotidiano sociale: non può essere ammissibile che una persona che inizi un cammino di conversione e di pentimento non applichi tale cammino in ogni aspetto della vita, sia essa famiglia, lavoro, doveri civili di cittadino e quant'altro.


Valore ultimo della confessione.
A prescindere dalle differenze riscontrabili tra le Confessioni Cristiane, va sottolineato come la Confessione sia vista momento di estrema rilevanza nell'economia della salvezza dell'anima e del miglioramento e pacificazione complessiva delle società, una via irrinunciabile per costruire il regno di Dio, un futuro migliore, un mondo più giusto, un'umanità più sana e umile anziché egoista, predatrice e, per conseguenza, umiliata e afflitta.



IL SACRAMENTO DELLA CONFERMAZIONE


Il rito della confermazione è una pratica della Chiesa cristiana che si consolida in Occidente solo dal quinto secolo e che può considerarsi una "seconda fase" del cammino dell'iniziazione cristiana, allorché la persona battezzata da bambino prende coscienza e conferma ciò che ha ricevuto nel battesimo disponendosi responsabilmente a vivere la vita cristiana.

Per molti oggi il termine confermazione connota il fatto che i candidati confermano i loro voti e promesse battesimali fatti a nome loro dai loro genitori e padrini/madrine al momento del loro battesimo da neonati, ma storicamente il suo significato è più complesso di questo. Infatti, le parole confirmatio, confirmare, cominciano ad essere usate nell'unzione post-battesimale o imposizione delle mani, quando il vescovo ratificava o confermava ciò che era iniziato con il battesimo.

Più tardi, quando la Chiesa comincia ad accettare la dottrina che questo rito supplisse forza per la vita cristiana adulta attraverso l'opera efficace dello Spirito Santo, diventa naturale che la confermazione sia compresa pure come "rafforzamento". La Confermazione è, nelle Chiese cattolica ed ortodossa, un sacramento, chiamato anche cresima.


Origine della cerimonia.
La testimonianza più antica della cerimonia che è stata poi chiamata Confermazione [dal latino confirmatio, in greco ßeßa??s?? (bebaiosis)] si trova nei riti battesimali contenuti nella "Tradizione apostolica" di Ippolito (AD 215) e nel trattato "De Baptismo" di Tertulliano (AD 198). Entrambi questi testi testimoniano dell'esistenza di una cerimonia al seguito del battesimo, consistente in una preghiera detta dal vescovo mentre distende le mani sui candidati, l'unzione del candidato sulla fronte, l'imposizione delle mani sul capo di ciascuno ed il segno della croce sulla fronte.

Originalmente non si faceva distinzione alcuna fra bambini ed adulti nell'uso di questa cerimonia post-battesimale. Quando venivano battezzati dei bambini, essi pure venivano unti con l'imposizione delle mani. Ciò che, però, era stabilito dalle chiese romane ed africane era che l'unzione e l'imposizione delle mani spettava al vescovo e quindi vennero separate dal battesimo, sia per i bambini che per gli adulti. In caso di emergenza, amministrata da un presbitero, o quando i vescovi non erano più in grado di presiedere ad ogni battesimo, questa cerimonia post-battesimale era inevitabilmente rimandata fintanto che il candidato avesse potuto presentarsi di fronte ad un vescovo. Questa separazione fra battesimo e confermazione, impostasi nelle chiese da esigenze pratiche, diventa così la pratica normale e conduce alla sitruazione in cui il battesimo era ritenuto appropriato per l'infanzia e la confermazione ad anni più tardi.

Sebbene nel rito romano questa cerimonia sia associata al dono dello Spirito Santo, non è chiaro se questo pure fosse il caso degli altri riti nell'occidente latino. Essi forniscono esempi di semplici unzioni post-battesimali sulla fronte, che in Gallia ed in Spagna sono amministrate dal presbitero che battezzava con olio consacrato precedentemente dal vescovo. Dove però questo rito non era influenzato dalla pratica romana, non c'è nulla che indichi che la ricezione dello Spirito Santo sia connessa con lo scopo di questa unzione.



IL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO


Le regole stabilite nel quarto concilio laterano.
Con il concilio Lateranense IV nel 1215, la Chiesa cattolica regolamentò ufficialmente il matrimonio per la prima volta:

- impose l'uso delle pubblicazioni (per evitare i matrimoni clandestini)
- fu istituito il matrimonio come sacramento
- per evitare i divorzi il matrimonio fu legalmente reso indissolubile, salvo per morte di uno dei due coniugi
- fu richiesto il consenso libero e pubblico degli sposi, da dichiarare a viva voce in un luogo aperto (contro i ratti e le unioni combinate)
- fu imposta un'età minima per gli sposi (per evitare il matrimonio di bambini, e in particolare di ragazze molto giovani),
- fu regolamentato l'annullamento del matrimonio, in caso di violenze sulla persona, rapimento, non consumazione, matrimonio clandestino, etc.
Tale concilio fissò delle regole largamente riprese in seguito nel matrimonio civile, istituito in Francia nel 1791 durante la rivoluzione francese.


Le regole stabilite durante il concilio di Trento.
Il concilio di Trento rinforzò la regolamentazione: il matrimonio deve essere celebrato davanti ad un parroco e dei testimoni, gli sposi devono firmare un registro, fu vietata anche la coabitazione al di fuori del matrimonio, per evitare il concubinato e i figli illegittimi.


Il sacramento del matrimonio oggi.
Per vivere pienamente l'amore, la Chiesa cattolica richiede quattro "pilastri":

- la libertà: ognuno dei fidanzati deve essere pienamente libero al momento del suo matrimonio
- la fedeltà: si promettono fedeltà e questa promessa è fonte di reciproco affidamento
- l'indissolubilità: si sposano per tutta la vita, poiché il matrimonio crea un legame sacro tra gli sposi
- la fecondità: accettano di essere aperti alla vita e di accogliere con amore i figli che metteranno al mondo.


Scioglimento del matrimonio.
Dichiarazione di nullità.
In alcuni casi ai cattolici può essere riconosciuta la nullità del matrimonio. Esso non consiste in una specie di divorzio religioso, in quanto la chiesa cattolica considera il matrimonio come indissolubile, ma nel constatare da parte della legittima autorità canonica costituita (tribunale) che il matrimonio non è mai esistito, in quanto mancavano quelle che la chiesa cattolica ritiene condizioni essenziali perché si possa celebrare una matrimonio valido: ad esempio, uno o entrambi i coniugi negavano in partenza qualcuna delle proprietà essenziali del matrimonio (esempi: indissolubilità, unicità, procreazione), oppure uno o entrambi dei coniugi non erano in grado per qualche motivo di assumersi tutte le responsabilità e i doveri legati al contrarre matrimonio (esempi: immaturità psicologica o affettiva; incapacità di intendere e di volere; mancanza di libertà, costrizione da parte dei genitori).

Con l'annullamento, religione e stato spesso applicano regole differenti, nel senso che una coppia, ad esempio, potrebbe ricevere un divorzio dallo stato ma non avere il matrimonio annullato dalla chiesa cattolica, perché lo stato non è d'accordo con la chiesa sul fatto che l'annullamento possa essere concesso in un particolare caso. Ciò produce il fenomeno dei cattolici che ottengono l'annullamento dalla chiesa simultaneamente al divorzio concesso dallo stato, permettendo all'ex coniuge di sposare un'altra persona sia per la chiesa che per lo stato.

Lo scioglimento del matrimonio religioso ha effetto immediato dopo la sentenza del tribunale canonico.

Giovanni Paolo II richiamò l'avvocatura rotale perché il 90% delle richieste di annullamento venivano accolte.


Proibizione del divorzio.
Lo scioglimento del matrimonio religioso con l'istituto del divorzio non è permesso: la Chiesa dichiara che ciò che Dio unisce, l'uomo non può dividere (vedi il Vangelo secondo Matteo, cap. 10, v. 6). Di conseguenza le persone che ottengono un divorzio civile sono ancora considerate sposate agli occhi della Chiesa Cattolica, che non consente loro di celebrare un nuovo matrimonio religioso, anche se possono contrarre un matrimonio civile.



IL SACRAMENTO DELL'ORDINE SACRO


Nella religione cristiana viene chiamato ordine sacro l'insieme degli uffici ecclesiastici di diacono, presbitero e vescovo.

Nella chiesa latina l'elenco completo dei due ordini è menzionato per la prima volta nella lettera di papa Cornelio (251-253) a Fabio vescovo di Antiochia, nella quale erano indicati gli ordini allora in uso nella chiesa di Roma.

Prima del Concilio Vaticano II, nella chiesa latina e orientale i diversi gradi dell'ordine erano suddivisi in due categorie: ordini maggiori (presbiterato, diaconato, suddiaconato) e ordini minori (accolitato, esorcistato, lettorato, ostiariato), e questi ultimi non erano considerati sacramenti. Nella chiesa latina chi riceveva gli ordini, a partire da quelli minori, veniva tonsurato e diventava chierico.

Dopo il Concilio Vaticano II (cfr. il decreto Presbyterorum Ordinis) gli ordini minori sono stati ridotti e non vengono più chiamati ordini, ma ministeri: sono quelli dell'accolito e del lettore.

Per quanto riguarda gli ordini maggiori, la teologia cattolica non parla più di ordini (al plurale), ma di tre gradi dell'unico sacramento dell'Ordine:

Episcopato: i vescovi sono i pastori delle diocesi in quanto successori degli apostoli. Esercitano il triplice ministero dell'insegnamento (munus propheticum), del governo pastorale (munus regalis), della santificazione (munus sacerdotalis). In età apostolica le loro funzioni erano indistinte rispetto quelle dei presbiteri.
Presbiterato: presbiteri o preti: sono i collaboratori dei vescovi, con i quali condividono la predicazione della Parola di Dio, la presidenza dell'Eucaristia e delle altre celebrazioni sacramentali, esclusa, normalmente, la confermazione e il conferimento dell'Ordine sacro. Sono quindi sacerdoti come i vescovi. Possono esercitare il ministero nella guida di una parrocchia (in tal caso si dicono parroci), o in qualcunque altro ministero che gli affidi il vescovo proprio, a cui devono obbedienza. Quando sono inviati dalla loro diocesi come missionari sono detti fidei donum.
Diaconato: i diaconi. Sono collaboratori dei vescovi nella modalità del servizio. Predicano la parola di Dio, amministrano il battesimo, assistono alla celebrazione del Matrimonio, coordinano il ministero della carità nella chiesa.
Questo sacramento è chiamato "Ordine" in quanto con questo termine si designava, in epoca romana, un "corpo sociale", un gruppo di persone con funzioni pubbliche. Tale termine passò poi nella terminologia ecclesiastica per indicare un "collegio" o comunque un gruppo di persone incaricate di un ministero pastorale e/o di una funzione cultuale.

Come i sacramenti del Battesimo e della Confermazione, nella teologia cattolica si dice che l'Ordine conferisce un carattere: l'Ordine resta valido per tutta la vita di chi lo ha ricevuto (sebbene le funzioni non possano essere lecitamente attuate), anche in seguito a condanna alla pena della sospensione "a divinis", alla dimissione dallo stato clericale oppure alla decisione di abbandono del ministero.


Chi può essere ordinato.
Gli ordini sacri sono conferiti solamente a uomini nella Chiesa cattolica, anche se i ministeri (il lettorato e, in misura minore, l'accolitato) sono oggi svolti de facto anche da donne.

Nella chiesa antica era diffuso l'ordine delle diaconesse (di sesso femminile), anche se non è chiaro se si trattava di una ordinazione o di un più generico servizio istituito. Ad ogni modo, progressivamente è invalso l'uso di ordinare solo uomini.

Il celibato è richiesto nella chiesa latina per i presbiteri e i vescovi, mentre in quella greca (anche cattolica) solo per i vescovi, che di solito vengono scelti fra i monaci (celibi).

Per quanto riguarda i diaconi, la chiesa cattolica latina li ordina (a partire dal Concilio Vaticano II) anche tra i maschi sposati, ma richiede che dopo l'ordinazione non si sposino (se sono celibi) o risposino (se sono sposati e rimangono vedovi).


Come si viene ordinati.
Tutte le ordinazioni vengono celebrate ordinariamente nel corso della Messa. Momenti culminanti sono l'imposizione delle mani (gesto antichissimo con cui viene trasmesso il "dono dello Spirito Santo") e la preghiera consacratoria (con cui si chiede a Dio la speciale grazia divina di cui ha bisogno l'ordinando per compiere il proprio ministero). L'ordinazione dei diaconi e dei preti viene impartita dal vescovo; l'ordinazione dei vescovi (chiamata consacrazione) viene impartita da almeno tre vescovi.


Altri uffici ecclesiastici.
Nella chiesa cattolica di rito latino esistono inoltre numerose cariche spettanti ad appartenenti all'ordine sacro, sebbene siano considerati alla stregua di titoli onorifici oppure differenziazioni all'interno dei vari gradi dell'ordine e non comportino una effettiva ordinazione

- Arcivescovo è il vescovo che presiede una arcidiocesi.
- Patriarca nella chiesa cattolica di rito latino è il titolo dato ad un vescovo di una diocesi di importanza storica. Nella chiesa latina esistono quello di Venezia, di Lisbona e di Gerusalemme. Mentre nella chiesa cattolica di rito orientale il titolo non è solo onorifico ed ha diritti maggiori al patriarca di rito latino.
- Patriarca, nelle altre chiese non latine, è il capo supremo di un'altra chiesa cattolica, diversa da quella Romana.
- Cardinali sono i vescovi e i presbiteri che il papa elegge perché collaborino con lui nel governo della chiesa universale. Inizialmente i cardinali erano i preti e i diaconi della chiesa di Roma, e i vescovi delle diocesi suburbicarie (cioè le diocesi vicine a Roma: Ostia, Porto Santa Rufina, ecc.), poi, nel tempo i papi hanno cominciato a creare cardinali, cioè loro più diretti collaboratori, vescovi o preti (o anche laici, soprattutto nel rinascimento) di altre diocesi o di altri paesi. Attualmente un candidato al cardinalato deve obbligatoriamente essere dapprima ordinato vescovo.
- Parroco è il presbitero posto dal vescovo alla responsabilità di una parrocchia
- Vicario parrocchiale è il presbitero posto dal vescovo al servizio di una parrocchia per aiutare il parroco
- Aiuto pastorale è il presbitero inviato a una parrocchia ma solo per aiutare il parroco e/o il vicario parrocchiale nell'amministrazione dei sacramenti.
- Cappellano è il presbitero inviato presso conventi, istituti (ospedali, carceri) per celebrare l' Eucaristia (se fisso, presiede la cappellania).
- Cappellano militare è il presbitero preposto a fornire assistenza spirituale nell'esercito e nelle forze armate in genere.



IL SACRAMENTO DELL'UNZIONE DEGLI INFERMI


L'unzione degli infermi o unzione dei malati è un sacramento celebrato dalla Chiesa cattolica e da altre chiese cristiane. Consiste fondamentalmente nella preghiera che si fa per un malato, molte volte al suo capezzale, e nell'unzione dello stesso con l'olio appositamente benedetto per questo uso. È il sacramento destinato espressamente dalla Chiesa al conforto anche fisico delle persone affette da malattia, fin dai primi secoli del Cristianesimo.

La chiesa cattolica insegna che la sua istituzione risale a Gesù stesso.

Il primo invio missionario dei dodici apostoli da parte di Gesù. Dopo che questi ha dato loro le dovute istruzioni, l'evangelista narra: E partiti, predicavano che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano (Marco 6,12-13). Dopo la sua risurrezione, Gesù rinnova il mandato missionario, e include il comando dell'imposizione delle mani ai malati:
Nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno (Marco 16,17-18)
L'apostolo Giacomo, nella sua lettera, trasmette alla comunità cristiana l'insegnamento di Gesù:
Chi tra voi è nel dolore, preghi; chi è nella gioia salmeggi. Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati (5,13-15).


Sviluppo storico.
Papa Innocenzo I, nella propria lettera del 19 marzo 416, stabilisce che l'olio consacrato dal vescovo, potesse essere amministrato anche dai fedeli ai cristiani che non erano sottoposti a penitenza, ponendone in risalto l'effetto corporale tant'è che fu definita da Cesario di Arles Medicina della chiesa.

Nei secoli successivi la diffusione del sacramento, raccomandata fino ad allora per contrastare rituali e pratiche magiche, venne regolamentata da disposizioni conciliari e celebrata dai sacerdoti.


Dottrina e prassi attuale della chiesa cattolica.
Il Concilio Vaticano II (1962-1965) così la definisce:

Con la sacra unzione degli infermi e la preghiera dei sacerdoti, tutta la chiesa raccomanda gli ammalati al Signore sofferente e glorificato, perché alleggerisca le loro pene e li salvi, anzi li esorta ad unirsi spontaneamente alla passione e morte di Cristo, per contribuire così al bene del Popolo di Dio (LG 11))
La Costituzione apostolica Sacram Unctionem infirmorum (30 novembre 1972), in linea con il Concilio Vaticano II ha stabilito che:

Il sacramento dell'Unzione degli infermi viene conferito ai malati in grave pericolo, ungendoli sulla fronte e sulle mani con olio debitamente benedetto - olio di oliva o altro olio vegetale - dicendo una sola volta:
Per questa santa Unzione e per la sua piissima misericordia ti aiuti il Signore con la grazia dello Spirito Santo e, liberandoti dai peccati, ti salvi e nella sua bontà ti sollevi".
Oggi il sacramento dell'Unzione dei Malati è visto nella luce della vicinanza di Cristo al malato e al sofferente.

La chiesa cattolica lo amministra a chi è malato gravemente, cioè a chi versa in pericolo di morte per malattia o vecchiaia.

Ministro del sacramento sono il vescovo e il presbitero.

La chiesa predilige la celebrazione comunitaria, nella quale la comunità cristiana intera prega per i suoi membri malati.


Chiarimento terminologico.
In passato questo sacramento era chiamato "estrema unzione". L'espressione ha le sue radici nella lingua latina, e si riferiva al fatto che, delle tre unzioni sacramentali dei cristiani (Cresima, Ordine sacro, Unzione dei malati) questo sacramento era l'ultimo ad essere amministrato. Da questo significato in cui "estremo" significa "ultimo", la prassi pastorale è arrivata a considerarlo unicamente il sacramento dei moribondi.

Il papa Giovanni Paolo II ha istituito nel 1992 la Giornata mondiale del malato, che si celebra ogni anno il l'11 febbraio, giorno in cui la chiesa cattolica celebra la memoria della Vergine di Lourdes.